Geostrategia, Fidenzi: c’è cambio paradigma per far nascere nuovi dogmi

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Roma, 26 apr. (askanews) – Alessandro Fidenzi è Chief Global Strategist della RAIT88, fondatore di una Startup Innovativa su nanomateriali e nanotecnologie, esperto, visionario e innovatore per il Centro Innovazione Difesa ed il Centro Alti Studi per la Difesa su tematiche e strategia di natura internazionale. Askanews lo ha intervistato.

Innanzitutto da dove proviene la sua passione?

Credo molto nel Sistema Paese fin dalla tenera età, ho sempre voluto e desiderato porre la nostra penisola come faro d’avanguardia nello sviluppo, coinvolgendo i migliori attori in un’opera di concretizzazione tecnologica. L’ambizione e la passione che metto nel mio lavoro, nasce da una visione globale di tre fattori: resilienza, ripresa e riscatto”.

Viviamo in un’era pandemica dove l’innovazione avrà il suo ruolo, saremo in grado di gestirla e come si potrebbe migliorare?

L’innovazione è sempre esistita, ora è cambiata la velocità e la rapidità con cui si evolve la tecnologia e le relative minacce. Mi accorgo che i nostri operatori nel campo della Difesa sono risorse eccellenti e capaci, ma non hanno in dotazione strumenti adatti, come desidererebbero per competere sia in ambito europeo, che in quello Nato e internazionale. Stiamo perdendo la nostra leadership a causa dei costi inferiori che i nostri competitor adottano senza scrupoli. Dobbiamo assicurare alla Difesa e al nostro Governo la risoluzione delle emergenze, mettendo a disposizione le migliori frecce nell’arco del nostro Sistema Paese. Bisogna reingegnerizzare la Forza Armata per dare un contatto paritetico con l’industria: solo così si può essere supporto e valore aggiunto”.

L’Italia è ancora un paese vintage e pieno di burocrazia che non crede nel futuro?

Siamo troppo nostalgici ma dal passato dobbiamo iniziare a spingerci oltre la tradizione mettendo al primo posto la passione, l’audacia e il coraggio. Solo così troveremo la soluzione migliore non solo per le Forze Armate ma per l’intera collettività. Guardo alle nuove generazioni sempre meno desiderose di apprendere e di approfondire, se non interverremo snellendo gli iter burocratici, arrancheremo navigando a vista. La burocrazia disincentiva gli investimenti, annebbia le menti e la voglia di mettersi in gioco”.

Come dovrebbe essere la R&D secondo la sua autorevole posizione?

Vedo la Ricerca e Sviluppo come un faro che debba essere il più illuminato possibile: un’interazione tra la condivisione del bisogno e la possibile soluzione tramite aspetti programmatici strategici. Ricerca e sviluppo richiedono tempo, perché i requisiti spesso sono velleitari. Si deve creare una nuova “scala dei tempi” per dare alle eccellenze la capacità di esprimersi. La Ricerca e Sviluppo sarà il volano per completare il processo di miglioramento qualitativo e capacitivo del Sistema Paese, con particolare attenzione all’innovazione tecnologica, all’intelligenza artificiale, oltre che all’informatica quantistica, mediante laboratori che perseguano obiettivi strategici”.

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Alessandro Fidenzi, Chief Global Strategist di RAIT88

Evitando di parlare di progetti di natura sensibile, a quali programmi sta collaborando?

Sto collaborando a vari progetti nel campo della Difesa e della Sanità, che vedranno la luce nei prossimi 20 anni. Ho preso a cuore il ‘Progetto Prospecta’ per favorire la cultura dell’innovazione e della cooperazione sia per compiti operativi che di supporto, per assicurare la protezione degli assetti spaziali nazionali e la libertà di accesso (autonoma e indipendente) e di manovra, finalizzati alla difesa del Paese. Sto collaborando a scenari e concetti strategici complessi, di multidominio e di contrasto a nuove forme di minaccia ibrida per tematiche attinenti la biosicurezza. Bisogna rafforzare l’investigazione congiunta, facendo sinergia vera attraverso una visione unica per il Sistema Paese. Visione e pragmatismo saranno il nostro nuovo metodo, saranno i requisiti imprescindibili in ottica 2030-2040″.

Quale è il male dell’Italia e la politica come si relazione con la R&D?

L’Italia non ha nessun male, ha una posizione strategica geopolitica invidiabile ma crediamo poco in noi stessi. Dobbiamo avere un nuovo approccio cognitivo di squadra, essendo una Nazione resiliente nell’animo e soprattutto nel dna. Bisogna soffermarci sul ruolo della tecnica nei confronti della politica, quando si attraversano momenti storici difficili, per mantenere l’equilibrio costituzionale volto al bene collettivo. La capacità di essere eccellenza deriva dalla competenza e dal metodo che si applica, per creare una forma di nuovo pragmatismo attraverso l’uso comunicativo del ‘noi’ e non più dell”io’“.

Reti sicure o più insicure nel prossimo futuro?

Sento parlare sempre più di rete sicura e di rete proprietaria per far muovere i sistemi e sottosistemi, ma ad oggi è solo in stadio embrionale. Serve accelerazione, concretezza e meno filosofia. Più piattaforme e sistemi nascono e più gli stessi saranno oggetto di integrazione Plug&Play in futuro ma non sento mai parlare, ad esempio, di life cycle dell’obsolescenza e della relativa manutenzione”.

Concludendo quale ingrediente manca al nostro Paese e quale strategia consiglierebbe?

Dobbiamo coltivare di più l’attaccamento al tricolore, consapevoli di non essere inferiori a nessuno per non perdere terreno nella competizione internazionale. Ritengo che il progresso necessiti del talento e delle doti delle eccellenze scientifiche. Siamo chiamati a spezzare i paradigmi del pensabile, cancellando il confine tra ideato e realizzato, solo così potremo creare nuovi dogmi per le future generazioni”.

Intervista pubblicata da AskaNews

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